ADDIO A GIUSEPPE BANDINI

Sabato 04 luglio 2026 abbiamo salutato Giuseppe Bandini, che ha concluso la sua vita terrena. Riportiamo di seguito il profilo tratteggiato da Maurizio Certini, con gratitudine per la sua vita e la sua dedizione per il Centro La Pira.


Firenze, Basilica di Santo Spirito, 04.07.26 (funerale di Giuseppe Bandini)
di Maurizio Certini

Ci sono arrivati svariati messaggini che abbiamo ricevuto da alcuni amici che hanno conosciuto Giuseppe nel periodo che sono transitati al Centro Internazionale Studenti La Pira, come volontari o come studenti. Non abbiamo qui il tempo per leggerli. Uno per tutti, dal Cile: “Grazie, Giuseppe, perché mi hai insegnato ad amare tutti senza condizioni”.

Che cosa possiamo dire noi, ancora di Giuseppe?

Giuseppe aveva 97 anni ed è partito da questo mondo, nel pieno delle sue facoltà, mantenendo la lucidità e lo spirito di un giovane: era come lo abbiamo sempre visto.
Io ero colpito da Giuseppe per i suoi modi gentili, signorili, la sua cordialità, la disponibilità, la cura nell’abbigliamento.
Nei miei anni di frequentazione con lui, l’ho visto una sola volta arrabbiarsi davvero molto verso una persona importante, che si era rivolta a noi in modo arrogante, con accuse pesanti, ingiuste e ingiustificate.
Era la sua una rabbia buona, espressa di fronte a una menzogna. Espressa senza nessuna offesa, ma con chiarezza, senza infingimenti, con il coraggio della veritĂ .

Ma quanti qui presenti che gli sono stati amici, potrebbero parlare di Giuseppe e dire di una vita così lunga e intensamente vissuta, rivelando aspetti che potrebbero farci riflettere, che potrebbero farci bene, edificarci.
Soprattutto tu Maria Luisa, che gli sei stata intimamente accanto per tanti anni, che davvero sei l’unica a conoscerlo, che lo hai sempre sostenuto e accompagnato con tanta cura, con tanta dolcezza e che insieme a Giuseppe avete condiviso le innumerevoli pagine di tutta la vita.

Per quanto riguarda il Centro La Pira, Giuseppe ha risposto con generositĂ  all’impegno volontario che da Chiara Lubich gli era stato richiesto, dedicandosi alla costruzione del Centro Internazionale Studenti La Pira, non appena andato in pensione.
Ha interpretato il suo impegno con entusiasmo, considerandolo una “volontĂ  di Dio”, rinunciando perciò agli auspicati, possibili hobbies.
Si è dedicato con passione sin dai primi momenti dell’avvio di questa Opera, attento alle esigenze dei giovani e alla cura delle relazioni istituzionali, per molti anni. Ha poi continuato a volerle bene fino all’ultimo giorno della sua vita terrena. Come Direttore era succeduto a don Giorgio Martelli, che gli fu maestro in quegli anni.
Giuseppe, da vero padre, in modo operoso, si è sempre posto in disparte per sostenere tutti e promuovere i talenti di chi era più giovane di lui, garantendo un punto di equilibrio, di unità.

Giuseppe amava immensamente la sua famiglia, la moglie, le figlie, e così il modello della famiglia lo riproponeva nella conduzione del Centro La Pira, come fosse una famiglia allargata al mondo intero.
Il suo modo di operare nella gestione delle attivitĂ  del Centro rispecchiava il suo stile di vita.
Il suo fare volontariato era uno stile che coinvolgeva tutto il suo essere; non era un tempo separato dall’impegno in famiglia o da altri momenti e attività della sua vita, ma in piena continuità.
Il suo obiettivo era favorire in ogni cosa il consolidarsi di una comunitĂ .
Cioè aveva chiaro il senso dell’esistenza, che aveva imparato dalla lettura di Giorgio La Pira e dagli insegnamenti di Chiara Lubich: è la buona relazione la bellezza del mondo e dunque favorire tra le persone atteggiamenti di solidarietà, di stima, ma ancora di più, atteggiamenti di reciproco amore.

Negli anni in cui ha svolto il servizio di direttore del Centro La Pira, chiaramente i pesi non gli sono mancati, per superare incomprensioni, cercare i mezzi economici per condurre un’azione talvolta complessa ecc. … anche se, ovviamente, non era da solo a doverli portare.
Ma da direttore non poteva sottrarsi da rappresentare un punto di equilibrio e di unità, per garantire che l’azione del Centro La Pira si mantenesse esperienza collettiva, sebbene favorendo ciascuno a dare il meglio di sé. Ma il ruolo di Ponte era il suo stile, era la vocazione della sua vita.
E come Ponte ha sperimentato i momenti tipici dell’essere ponte. C’è un tempo in cui le persone transitano tranquillamente da una sponda all’atra del fiume e il ponte si sente contento di svolgere la sua funzione. C’è un tempo in cui il transito si fa pesante, convulso e il ponte è appesantito e scricchiola, fa fatica e ha paura di non farcela.
C’è un tempo, magari di notte, in cui nessuno lo attraversa e il ponte prova momenti di solitudine, di amarezza, non si sente più utile.
Nel suo impegno al Centro La Pira, come vero artigiano di pace, Giuseppe li ha vissuti tutti questi momenti.
E da persona intelligente qual era, li ha vissuti con consapevolezza e con fiducia, con la forza della speranza che gli veniva dal suo rapporto costante con Dio, nella partecipazione quotidiana all’Eucarestia, nella comunione con gli altri con cui condivideva la stessa Speranza.

Ancora grazie, Giuseppe! Ti sentiamo accanto. Resti nel nostro cuore.