Migranti Press racconta Ti presento la mia terra

Sul nuovo numero di Migranti Press trovano spazio due voci del Centro La Pira. Vanni Rosini e Homaida Obra portano la testimonianza di “Ti presento la mia terra”, il format che porta a scoprire nuove culture e tradizioni attraverso il racconto diretto degli studenti del Centro La Pira.

Ogni settimana, durante lo Spazio Giovani Internazionali, uno dei nostri studenti o delle nostre studentesse diventa “ambasciatore” del proprio Paese. Attraverso fotografie, musica, tradizioni, racconti personali e curiosità, ci accompagna alla scoperta della sua cultura. Non è una lezione di geografia, bensì l’occasione per guardare il mondo con gli occhi di chi lo abita.

In pochi minuti ci si accorge che dietro a una bandiera ci sono persone, storie, sogni, feste, sapori e modi diversi di vedere la vita. È così che il dialogo smette di essere un’idea astratta e diventa esperienza concreta.

Se non hai mai partecipato allo Spazio Giovani Internazionali, forse è il momento giusto per farlo. Ogni giovedì sera il Centro La Pira apre le porte a giovani italiani e internazionali per condividere una serata semplice fatta di giochi, conversazioni, cibo e incontri autentici… e per partire insieme alla scoperta di un nuovo Paese… senza uscire da Firenze.

Ringraziamo Migranti Press per aver raccontato questa esperienza.

Se desideri leggere l’articolo completo e conoscere meglio la rivista, puoi consultare il sito della Fondazione Migrantes

 

Buona lettura!

Re-Imagine Peace: il Centro La Pira insieme a Firenze per costruire la pace

Dal 10 al 12 luglio il Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira ha preso parte a Re-Imagine Peace, il festival che ha riunito a Firenze artisti, voci palestinesi, israeliane e internazionali in un forum unico di scambio, sviluppo di idee e promozione della pace.

Come partner locale del festival, il Centro ha collaborato all’organizzazione della Multi Faith March che ha aperto la manifestazione. Tra le immagini che rimarranno impresse c’è quella dei rappresentanti delle diverse comunità religiose della città, uno accanto all’altro davanti ai partecipanti: un segno concreto di come il dialogo possa diventare testimonianza pubblica e condivisa.

Il Centro ha poi partecipato, insieme a numerosi volontari e amici, ai diversi appuntamenti in programma: attraverso incontri, testimonianze, musica e momenti di confronto, Re-Imagine Peace ha dato voce a uomini e donne che, pur vivendo il dramma del conflitto tra israeliani e palestinesi, continuano a sentirsi parte di un’unica umanità e a costruire relazioni, fiducia e speranza. Non un semplice convegno né una manifestazione artistica, ma un percorso fatto di storie, volti ed esperienze coraggiose, controcorrente, capaci di mostrare che, anche nei contesti più feriti, esiste chi ogni giorno sceglie di andare oltre l’odio.

Particolarmente toccante è stato il video che ha raccontato il lavoro di decine di associazioni composte da israeliani e palestinesi che operano insieme. Una realtà spesso poco conosciuta, che testimonia come la fraternità non sia un’utopia, ma un cammino già intrapreso da molte persone che, lontano dai riflettori, costruiscono ogni giorno spazi di incontro e riconciliazione.

Tra i momenti più intensi del festival, la testimonianza di due madri, una israeliana e una palestinese, entrambe accomunate dalla stessa tragedia: hanno perso un figlio, ucciso dalla controparte. Sarebbe naturale la disperazione; sarebbe comprensibile chiedere vendetta. Loro hanno deciso di rinunciare all’odio e di costruire pace insieme. Non un’opinione, non un ideale astratto, ma un fatto: vita che smentisce la “logica” della guerra.

Tra gli interventi più significativi, quello del Cardinale Pierbattista Pizzaballa, che ha ricordato come «la pace è la capacità di vedere nell’altro non un nemico, non una minaccia, non una categoria, ma una persona». Una riflessione che racchiude il senso più profondo dell’intero festival e richiama ciascuno alla responsabilità di uno sguardo capace di riconoscere l’umanità dell’altro anche nei momenti di maggiore divisione.

Qualcosa di speciale che ci portiamo da questo festival è l’amicizia di Noa e Tamar Tal Anati, direttrici artistiche di Re-Imagine Peace, che in più occasioni hanno voluto rivolgere dal palco un sentito ringraziamento al Centro La Pira per il sostegno e la collaborazione offerti nella realizzazione dell’iniziativa. Un’amicizia basata sul comune obiettivo di contribuire a un mondo migliore, più fraterno, più unito.

«Abbiamo trovato in questa iniziativa un seme di pace e, come tale, lo abbiamo curato e innaffiato, perché il Centro La Pira sarà sempre accanto a chi, pur tra critiche e polemiche, cerca di essere quella “candela nel buio” di cui ha parlato Noa nel concerto finale», ha commentato Marco Salvatori, presidente del Centro.

Per il Centro La Pira, partecipare a Re-Imagine Peace ha significato rinnovare una convinzione che accompagna da sempre la sua storia: la pace nasce dall’incontro tra persone, dalla capacità di ascoltarsi, di sentire il dolore dell’altro come fosse proprio e di riconoscersi reciprocamente. È una strada impegnativa, ma è anche l’unica capace di trasformare il conflitto in possibilità di futuro.

Francesco Live 2026 al Centro La Pira

Francesco Live 2026: al Centro La Pira un laboratorio per costruire la pace attraverso il dialogo

In occasione di Francesco Live 2026, il grande evento che ha animato Firenze attorno al tema “Oltre il limite, la pace”, il Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira ha aperto le sue porte a un gruppo di giovani provenienti da percorsi e realtà diverse per vivere un’esperienza di dialogo interculturale.

Ad animare il workshop sono stati i formatori di Crescendo, che hanno guidato i partecipanti in un pomeriggio fatto di ascolto, confronto e attività esperienziali. L’obiettivo non era soltanto riflettere sul significato della pace, ma sperimentare concretamente come essa possa nascere dall’incontro con l’altro, dall’accoglienza delle differenze e dalla disponibilità a mettersi in gioco.

Uno dei momenti centrali del workshop è stato un gioco di ruolo ideato e condotto dai formatori, originari della Repubblica Democratica del Congo e della Colombia. I partecipanti sono stati invitati a calarsi nei panni di diversi protagonisti della società – un presidente, un sindaco, un contadino e altri stakeholder – confrontandosi con situazioni di conflitto ispirate alle realtà dei due Paesi: il traffico di cocaina in Colombia e lo sfruttamento del coltan nella Repubblica Democratica del Congo. Attraverso il confronto tra interessi, responsabilità e bisogni spesso contrastanti, i ragazzi hanno sperimentato quanto sia difficile trovare soluzioni semplici a problemi complessi. L’esperienza ha mostrato che costruire la pace significa anzitutto imparare ad ascoltare punti di vista diversi, riconoscere la complessità della realtà e cercare, attraverso il dialogo, percorsi condivisi.

Tra le attività più significative del laboratorio c’è stata anche “Sassi e Sole”, un esercizio simbolico che ha invitato ciascuno a riflettere sul proprio cammino personale. I sassi rappresentavano ciò che ognuno desidera lasciare indietro: paure, rabbia, giudizi, insicurezze o esperienze che ostacolano la crescita. Il sole, invece, simboleggiava le qualità da coltivare: la capacità di ascoltare, la fiducia, il rispetto reciproco, la gentilezza e il desiderio di diventare persone capaci di costruire relazioni più autentiche.

Nel momento di condivisione che è seguito è emersa con forza una consapevolezza comune: la pace non nasce quando le differenze scompaiono, ma quando si sceglie di attraversarle insieme, ascoltandosi e cercando strade comuni.

È proprio questa l’esperienza che il Centro La Pira desidera offrire ai giovani: fare del dialogo un esercizio concreto di costruzione della pace.