STOP Embargo on Syria – Firma la petizione

La difficile realtà siriana ci spinge ad aderire a questa importante petizione.

Firma qui: https://www.change.org/p/immediata-revoca-dell-embargo-economico-nei-confronti-della-siria

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PRENDERE DECISIONI SENZA PRECEDENTI, PER FAR FRONTE AD UNA CRISI SENZA PRECEDENTI.

Breve descrizione della situazione odierna

Il 17 maggio 2019 il Consiglio europeo ha prorogato le misure restrittive dell’UE contro il regime siriano fino al 1 ° giugno 2020.

Senza considerare la sostanza delle decisioni prese dall’UE e da Washington, oggettivamente, la situazione oggi in Siria, a causa di queste sanzioni, è grave.

A seguito dell’embargo, l’economia del paese è crollata drammaticamente. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato a maggio 2018, il PIL è diminuito di ben due terzi e, secondo tale rapporto, le cause sono in gran parte dovute alle sanzioni economiche imposte alla Siria, non solo al conflitto.

Anche le medicine e le attrezzature mediche sono scarse a causa dell’embargo, quindi gli ospedali – quelli che sono sfuggiti ai bombardamenti – stanno lottando per servire i cittadini bisognosi di cure, mentre, prima della guerra, il sistema sanitario siriano era uno dei più avanzati in Medio Oriente. Inoltre, prima delle sanzioni, il paese era autosufficiente in una serie di medicinali vitali che la Siria aveva precedentemente prodotto.

Ad oggi, le misure restrittive dovute all’embargo hanno gravemente danneggiato la capacità della Siria di produrre, piuttosto che acquistare medicinali, attrezzature, pezzi di ricambio e software. Le società straniere non sono disposte a effettuare transazioni per paura di essere accusate di violare le misure restrittive (vedi “Dichiarazione di fine missione del relatore speciale sull’impatto negativo delle misure unilaterali coercitive sul godimento dei diritti umani nella Repubblica araba siriana, 13 a 17 maggio 2018 “).

Obiettivo della presente petizione

Per anni, quindi, la popolazione civile in Siria ha vissuto, o meglio, è sopravvissuta in questo contesto dalle molte difficoltà, comprese quelle causate dall’embargo nei suoi confronti. Tuttavia, oggi, oltre alle condizioni di povertà causate dalle sanzioni, esiste l’ulteriore minaccia del coronavirus. Questa volta il popolo siriano sta affrontando un nemico ancora più subdolo e nefasto, un nemico invisibile che rivendica le vittime tra i più deboli.

Ecco perché, a nostro avviso, l’embargo e le sanzioni che prevede sembrano, in questo particolare momento storico, crudeli e inaccettabili, perché privano donne, uomini, giovani e bambini degli aiuti e del sostegno che possono rivelarsi vitali per loro per sopravvivere al pericolo concreto rappresentato da Covid-19.

Oggi, dobbiamo considerare che la logica alla base dell’embargo è diventata obsoleta, dal momento che preservare la vita della popolazione siriana è enormemente più importante.

Se c’è una sola lezione che questa pandemia può averci insegnato, è l’importanza e il dovere di raggiungere coloro che hanno più bisogno di aiuto e sostegno.

Siamo in un momento storico in cui dobbiamo avere il coraggio di prendere decisioni senza precedenti, perché la situazione lo richiede. Chiediamo pertanto al Parlamento Europeo di assumere una posizione determinata affinché Commissione Europea e Consiglio Europeo decidano in tal senso.Così come abbiamo agito con forza e capacità per i nostri popoli, come popolo europeo sentiamo che possiamo dare un esempio di intelligente sensibilità e di sensata comprensione per il dramma di questa nazione.

Pertanto, chiediamo a tutti gli organi competenti, alle varie associazioni e ai singoli individui di aderire a questa petizione in solidarietà, indipendentemente dalle loro posizioni riguardo al conflitto siriano. L’attenzione deve essere rivolta alle persone, alla gente comune, che devono essere adeguatamente supportate per affrontare quest’ennesima prova.

Per le ragioni sopra esposte, chiediamo l’immediato ritiro dell’embargo economico contro la popolazione civile che vive in Siria (e possibilmente a favore di tutti gli altri paesi nelle stesse condizioni) mediante misure urgenti e concrete da attuare immediatamente. Chiediamo all’Unione Europea di rimuovere prontamente eventuali ostacoli legali che potrebbero impedire il pacifico scambio di beni e denaro necessario per le nostre sorelle e fratelli in Siria per combattere la pandemia di COVID-19.

Per rimanere aggiornati sull’adesione e sulle iniziative legate alla petizione vai sul sito di New Humanity e sul sito di AMU

Marco Desalvo – New Humanity NGO, President

Una sfida epocale: collegamento in diretta con Genova

Lunedì 6 Aprile, dalle 19 alle 21.00, ci sarà il primo dei collegamenti speciali di ECONOMIA DISARMATA , progetto della Zona Italia del Movimento dei Focolari:

http://www.focolaritalia.it/2020/04/02/una-sfida-epocale-collegamento-in-diretta-con-genova/

Il collegamento inizierà con una testimonianza di LUCIANO SGUOTTI (in prima linea col COVID19) e proseguirà con i protagonisti dell’azione al porto di Genova di cui il Papa parla nella sua intervista.

Per seguire il collegamento basta collegarsi, lunedì pomeriggio, all’indirizzo sottostante:
https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=231481891565544&id=1209829069041703
Non è necessario avere un profilo Facebook

Lettera del MPPU in risposta all’appello del Segretario ONU

Vi invitiamo a leggere la lettera inviata dal MPPU in risposta all’appello del Segretario Generale ONU Guterres, per un cessate il fuoco globale.

Scarica qui il documento

 

VIDEO – “Il potere e la cura. La politica ai tempi della pandemia” con Pasquale Ferrara

Serata webinar con Pasquale Ferrara sul tema “Il potere e la cura. La politica ai tempi della pandemia” con la partecipazione di Mauro Magatti, mercoledì 25 marzo 2020, dalle ore 20:45 alle 21:45, dal Polo Lionello Bonfanti.

La nostra identità. Essere italiani ai tempi del Covid-19

di Mariagrazia Orlandi

L’Italia, zona rossa

9 marzo 2020: L’Italia, zona rossa.
Misure significativamente più restrittive erano cominciate il weekend precedente, quando il governo aveva emanato un decreto dichiarando tutta la Lombardia, e molte altre province del Nord d’Italia, zona rossa. Dalla zona rossa non si esce e non si entra, se non per motivi stringenti di salute o lavoro. Molti dal Nord erano partiti fra sabato e domenica, prima che scattasse la limitazione. Molte persone che vivono al Settentrione, ma originarie del Sud. Solo per dire il disorientamento e la paura lasciata a se stessa. Nessuno è perfetto, nessuno agisce sempre nel modo migliore, questo è parte della cifra del nostro essere umani. Tuttavia, le persone vanno sempre bene, i comportamenti a volte sono da rivedere. È così per tutti. In momenti di panico si reagisce in tanti modi. Se si lascia che siano le nostre parti arcaiche a dominarci, si può arrivare ai confini della nostra umanità. 11 marzo 2020: con un altro decreto il governo chiude tutti gli esercizi pubblici di non primaria utilità: l’Italia si ferma nel giorno in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità proclama la pandemia, a seguito dei crescenti contagi in tutto il mondo a causa del Covid-19. Tutti sono invitati a restare a casa e uscire solo per la spesa e esigenze indispensabili. Nessuno di noi avrebbe mai pensato di vivere un tempo così.

 

Le rotte dei virus 

Il Coronavirus arriva dall’Oriente come altre antiche pestilenze. E come allora semina morte e paura. Come allora si propaga perché ci si muove e come allora ci si difende per contenere il contagio con norme che limitano la vita sociale. Si reagisce in tanti modi, oggi come un tempo: c’era chi pregava, chi digiunava, chi si dava a banchetti e godimenti vari, certi di vivere i loro ultimi giorni, e c’era chi fuggiva… ancora tante similitudini. Anche allora si emanavano ordinanze affinché chi arrivava dalle zone “rosse” non avesse accesso in altre contee che si volevano preservare così dal contagio. Al tempo si ricercavano le cause nell’aere corrotto, nell’ambiente, nella perdita dell’equilibrio degli umori, su cui si basava il concetto di salute, e questa corruzione poteva essere addotta alla particolare congiuntura di Saturno, a comete, eclissi… E secondo l’interpretazione biblica, tutto ciò era segno dell’ira divina, un castigo a causa dei peccati. Pertanto, la situazione si poteva ripristinare, la salute recuperare, eliminando le cause di tutto ciò, quindi, purificando l’ambiente, esterno e interno, in senso fisico e in senso metaforico dai peccati e anche dalle persone ritenute portatrici di questo e, quindi, contaminanti. Ci furono tempi in cui gli ebrei furono considerati colpevoli di diffondere il morbo volontariamente e per questo massacrati. Sorte simile per maghi, streghe, vagabondi o prostitute. La grande peste del 1348 portò le città a contrastare l’epidemia soprattutto limitando il movimento di persone e merci con quarantene e migliorando le condizioni igieniche urbane (rimuovendo rifiuti, regolando le sepolture…). Ma la peste, che c’era già stata, e ad ondate ritornava, non scomparve, l’ultima grande pestilenza fu infatti fu quella di Marsiglia del 1720. Nel Medioevo attraverso le merci, come il grano, erano giunti animali e parassiti (ad esempio, le pulci, che poi trovavano casa negli abiti) che veicolarono alcune di queste pestilenze. Oggi arrestare gli scambi significa incidere anche nella produttività di un paese; alcune ditte italiane hanno necessità di dispositivi, per la loro produzione, che vengono allestiti in Cina e, chiaramente, se questi non arrivano, la catena di produzione viene interrotta. Ecco un effetto del mondo globalizzato: si starnuta a Pechino e ci si può ammalare in Italia.

 

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Firenze, piazza San Giovanni

 

Fra letteratura e storia

Giovanni Boccaccio apre il suo Decamerone con una cornice di morte, paura e irrazionalità. Sentimenti che si erano impossessati di Firenze con la peste del Trecento e che stavano distruggendo non solo la società, i rapporti sociali, ma anche le relazioni più intime, tanto che per sfuggire al contagio narra gli atteggiamenti più incredibili messi in atto da cittadini di Firenze dell’epoca: “Era con sì fatto spavento questa tribulazione entrata ne’ petti degli uomini e delle donne, che l’un fratello l’altro abbandonava e il zio il nipote e la sorella il fratello e spesse volte la donna il suo marito; e (che maggior cosa è e quasi non credibile), li padri e le madri i figliuoli”. Ma pare non sia solo storia da Medioevo, simili comportamenti si sono verificati anche in Africa nelle guerre sanguinose di un recente passato. Quando si dà il via alla nostra parte animale, arcaica, antica, questa è uguale nel tempo e nello spazio. Certo è che il male e l’ingiusto dolore da sempre hanno disorientato. Il male nella storia è un enigma insolubile, di fronte al quale le reazioni possono essere le più diverse. Alessandro Manzoni ne I promessi sposi, romanzo ambientato nella Milano della peste del Seicento, attraverso i suoi personaggi rappresenta varie possibili reazioni all’epidemia: don Rodrigo, il signorotto del luogo, che se la gode e poi si ammala; fra Cristoforo, il religioso che conosce le passioni della vita come l’ascesi, si dedica agli altri; don Abbondio, che raccoglie in sé note di opportunismo indolente, la paragona ad una scopa che scaccia prepotenti e malvagi; Renzo e Lucia, i protagonisti del romanzo caratterizzati dalla fede nella “provvida sventura”, accettano la malattia. Infine, Don Ferrante, il dotto erudito, che si rifà alla dottrina aristotelica, per cui la peste è dovuta ad influssi astrali e non si propaga da uomo a uomo, convinto delle sue teorie, non prende precauzioni e si ammala maledicendo le stelle. A questo punto, però, un’altra epidemia mi torna alla mente e un’altra storia, la storia di un uomo e una donna che si amano. Era il 1835 e a Torino imperversava il colera. I coniugi Juliette e Tancredi Falletti marchesi di Barolo furono in prima linea per dare il loro contributo; quando tutti scappavano, loro rientrarono in città per portare aiuto. Un giorno Tancredi si recò dal Pellico (Silvio Pellico era bibliotecario a Palazzo Barolo) confidandogli la sua preoccupazione per la moglie Juliette, che si era troppo esposta al rischio del contagio, e in quella circostanza confidò all’amico: “Dal principio della nostra conoscenza l’ho sempre amata tanto, ma ora che la conosco sempre meglio, l’amo ancora di più”. Parole incantevoli. Ecco la risposta di una coppia che coglie l’occasione per agire insieme e per amarsi di più, conoscendosi meglio. Sembra quasi una favola.

 

Una vita nuova

Torniamo al marzo 2020, ai giorni della nostra pandemia. Nelle chiese, da domenica 8 marzo, non si celebrano più le Messe. Nei bar, caffè, negozi, supermercati, prima è stata richiesta la distanza di sicurezza e l’attenzione al decalogo promulgato dal Ministero della sanità; con il decreto del 9 marzo, detto “Io resto a casa”, i locali pubblici dovevano chiudere alle 18.00, con quello promulgato in data 11 marzo, possono aprire solo negozi di genere alimentari, farmacie e simili. Da giorni non ci si saluta più con la stretta di mano, niente baci né abbracci. Questo è il clima di tutta l’Italia. Questi sono i nuovi ritmi di vita con cui ora si confrontano gli italiani. A Firenze, da giorni ormai, c’è il deserto nelle strade. Già prima delle ultime misure di prevenzione, non c’era più nessuno nelle vie dove quotidianamente si vedevano lunghissime file di persone che attendevano per entrare, ad esempio, al museo dell’Accademia, al Duomo o agli Uffizi… Anche sul marciapiede senti la preoccupazione della gente. Mai vista Firenze così. Il sindaco Dario Nardella, che ha avuto contatti con Nicola Zingaretti (governatore del Lazio e leader del PD) risultato positivo al tampone, da sabato 7 marzo è in auto-isolamento. Alcuni supermercati sono stati presi d’assalto a più riprese, ma posso testimoniare che, a Firenze, se in una via c’erano lunghe per entrare, da giorni, a poche centinaia di metri in un altro supermercato, che frequento, c’erano pochissime persone e si poteva fare la spesa senza difficoltà, rispettando le misure di sicurezza. Dal 12 marzo, nella nostra città, anche i giardini pubblici restano chiusi; in strada non c’è più nessuno, la tramvia è vuota. Si discutono i provvedimenti del governo che vanno a limitare drasticamente la libertà in un paese democratico, tuttavia, la percezione di ciò che stiamo vivendo, dopo la grande sorpresa che ci ha colto tutti impreparati, ci sta facendo riflettere e pone a tutti una domanda di equilibrio e di senso. Se tutto quanto possiamo fare al momento è contenere il contagio, nessuno può esimersi dal prendere misure di sicurezza per sé e per gli altri. La gente risponde con senso di prudenza e rispetto per quanto stiamo vivendo. Tanta la volontà di rispettare le regole, a cui siamo invitati a conformarci, ma anche tanta incertezza e disorientamento. I giovani adolescenti fanno fatica, ma si sta facendo strada un sentimento di consapevolezza anche fra queste generazioni. Un invito alla responsabilità per sé stessi e per gli altri, nonni e genitori. Per gli anziani, che in tanti vivono già situazioni di solitudine, il virus e le precauzioni che limitano i loro movimenti sono certo, nel quotidiano, un peso notevole da sostenere. Tuttavia, mi piace ricordare che questi continuano anche a guardarsi intorno con voglia di partecipazione; ad esempio, i miei vicini, che per età possono fare Firenze, p.za San Giovanni, Battistero, Campanile e Duomo la spesa online e farsela portare a casa senza costi aggiuntivi, mi hanno chiesto se mi serviva qualcosa cosicché potrebbero aggiungerlo alla loro lista.

 

Essere comunità ai tempi del Coronavirus

Inoltre, non è da sottovalutare il pressing dovuto alla valanga, senza interruzioni, di informazioni, da cui è necessario proteggersi, entro un certo limite, per non avere ansia da dipendenza e scivolare in atteggiamenti di isolamento lesionistico. Ci saranno, e senza dubbio ci sono già stati, comportamenti irrazionali – per i più svariati motivi – ma questa è una categoria, trasversale, di persone che esiste ovunque, una variabile da mettere in conto e contenere per quanto possibile a livello di comunità. Perché sì, si può essere comunità anche in questo momento. Come? Collaborando con l’inevitabile. Stando vicini, ma non troppo, come le colonne del tempio, diceva Gibran; il che significa riscoprire la nostra identità di persone, di singoli e di gruppo, di nazione, di italiani. Questo virus che arriva dall’Oriente come altre storiche pestilenze di cui l’Italia, centro di scambi e di contese, è stata un obbligato crocevia, allora come oggi, cambia la nostra vita e disegna la nostra storia. Collaborare significa accettare questi giorni nuovi. Accettarli con responsabilità e delicatezza. È una domanda di delicatezza, una richiesta a fare più attenzione, una domanda di autenticità, che va anche a modificare le nostre abitudini. Tutto questo può farci bene, se bene lo viviamo, ciascuno scegliendo la propria modalità. E poi il tempo che avanza, il tempo in più, cosa farne? Come spenderlo?

 

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Firenze, piazza della Signoria

 

Il nuovo non si inventa, si scopre 

Cerchiamo in questi giorni sensazioni che ci possano nutrire, un po’ di buono e di bello da vivere, ricordiamo ciò che ci piace, ma cerchiamo anche sensazioni nuove, capaci di stimolarci, allora vivremo il presente preparando il nostro futuro. Il bisogno di protezione si può accompagnare al desiderio di bellezza, e il bello sempre ci cura. Costruiamo con equilibrio e senso questo periodo che – a Dio piacendo – avrà una fine, così un giorno il Coronavirus avrà per noi quelle sensazioni che scegliamo di vivere oggi e da cui nascerà il nostro domani. Chiediamoci: Che sapore hanno questi giorni? E cerchiamo sapori, gusti buoni da assaporare. Quali odori, quale profumi? Troviamo profumi… Quale musica risuona in queste ore? Ascoltiamo armonie che sappiano attivare in noi sensazioni di pace, di buono, di bello.
E ancora: Che cosa tocchiamo, cosa teniamo in mano, ora che siamo in generale invitati a toccare di meno? E che cosa guardiamo? Dove ritornano i nostri occhi a posarsi? Troviamo ogni giorno le nostre risposte a queste domande e saremo così impegnati a cercare l’altro lato dell’ombra, avanzandovi e facendola diradare. Ricordiamoci che il suono crea, l’odore, il profumo nutrono il nostro cervello (l’olfatto è il nostro senso più antico). Il tocco è tanto importante per noi dal momento in cui entriamo in questo mondo, pervade tutta la persona e persiste anche quando gli altri sensi si attenuano o si perdono. Lo psichiatra canadese Eric Berne diceva che nessuno può vivere senza carezze. E per carezze intendeva ogni incontro, transazione, scambio reciproco, in cui ciascuno viene riconosciuto. Quindi, è importante anche sentirsi parte della comunità, curare i rapporti intimi e quelli con gli amici, lontani e vicini. Questo quando accade? Quando la nostra “zona rossa” dentro di noi la sappiamo abitare nella solitudine che nutre, quella da quale ogni essere umano, nonostante tutte le relazioni che possa avere, non può esimersi. È la sorgente che ci ricollega alle nostre forze, da cui deriviamo, e che ci unisce agli altri, senza i quali non possiamo vivere. Del resto, il nostro corpo è fatto anche della materia degli altri. Poi, in una qualche misura, noi orientiamo e determiniamo il nostro organismo, che riverbera i tanti piani del nostro esistere, che è innervato dal nostro approccio alla vita e dallo spirito che abita la materia. Questa nostra materia complessa è soggetta alla vita: capovolgimenti di ogni genere, epidemie, pandemie incluse. Ciò che può fare la differenza è come tutto questo si porta e cosa ci porta oltre, cosa ci fa accettare e non negare l’ombra. Forse, nella vita, esiste un mistero di cui ci si può solo accorgere e poi onorare. Questo lo suggerisce anche ciò che è fragile, delicato e come tale ha bisogno di cura. Così siamo noi, bisognosi di cure, sempre. C’è chi fugge dalle zone rosse e chi prende l’ultimo treno utile per entrarvi. Ciascuno ha il proprio bene, i propri amori e da questi è mosso, per questi si muove. Ai tempi di un’altra epidemia, Gabriel Garcia Marquez scriveva, in L’amore ai tempi del colera, che l’amore ha gli stessi sintomi del Firenze, dintorni del Duomo colera. Quindi, è anche contagioso e, come il colera, dà ritmi di vita diversi, li cambia, ed è fisico, accade nel nostro corpo e dalla nostra corporeità non può prescindere (come del resto pressoché tutto quello che ci riguarda), arrivando comunque a concludere che “è la vita e non la morte a non avere confini”.

 

Nessuno sarà più come prima

Stiamo vivendo una grande prova, una grande esperienza per tutti. Una sorpresa che condividiamo con trepidazione con tutto il mondo. Nessuno dopo di questo sarà più come prima. E non possiamo nasconderci che, per tutto questo, ci sarà un prezzo da pagare, per tutti.
In questo oggi, che sembra si prolunghi in maniera sempre uguale per il prossimo futuro, stiamo preparando il nostro domani; “l’avvenire non si improvvisa” – ripeteva Giorgio La Pira, storico sindaco di Firenze. Nella “zona rossa” dentro di noi, in cui siamo ormai entrati tutti, volenti e nolenti, sta avvenendo già il nostro cambiamento. È quello il centro che ci salverà, la zona rossa da cui saremo noi a decidere quando uscire e chi far entrare e fino a che punto. Sostare lì, stare fermi ma in movimento nel nostro essere, non è cosa che solitamente conosciamo, esperiamo, i ritmi della vita sono altri e ci portano sempre fuori. La fatica dei nostri adolescenti a stare a casa è comprensibile, visto come si cresce oggi e come gli adulti vivono oggi. Questo tempo ci fa anche tutti uguali, sotto tanti aspetti. Ma anche complementari. E poi ci sono i bambini, che ribattono, discutono ma riescono anche a trovare il modo di giocare, così come li abbiamo visti giocare nelle bidonville o nei paesi devastati dalle guerre. Le donne e i bambini sanno andare altrove. Sempre. Andare altrove per tornare nel momento
presente con propositività e soluzioni più efficaci, sorrisi credibili. Forse, aveva ragione Proust, quando diceva che qualunque cosa accada, le donne riescono sempre a fermarsi per guardare un broccato. Sarà in forza di ciò, in ogni caso, qualche giorno fa, mentre tornavo a casa, sono entrata in un negozio per comprare una penna, un’elegante penna sfera per questi giorni speciali, l’avevo vista in vetrina. All’interno solo altri due clienti che compravano mascherine, e uno di questi, mentre sceglievo la mia penna, è tornato di nuovo per acquistarne altre. Un signore anziano e uno molto più giovane. Io, l’unica nota femminile. Mentre uomini vecchi e giovani si affannano alla ricerca di protezione con le mascherine, il femminile cerca protezione anche nella bellezza: una nota di bellezza per raccontare la bellezza che si può cercare, che non ci
può mancare anche ai tempi del Coronavirus. Un altro modo per gestire la tensione, la paura, senza trascurare le dovute attenzioni; del resto, le donne sono proprio gli esseri più capaci di protezione, di attenzione e di accoglienza. Una donna è sempre madre, perché ha sempre qualcosa da dare al mondo.

 

L’altro lato dell’ombra

Questo tempo può essere un’occasione per tutti per imparare a conoscere un po’ meglio la paura e aggiustare il nostro rapporto con lei. Entro una certa misura, la paura è una nostra alleata: ci protegge, ci salva. Ma se questa misura la si oltrepassa, ci domina e ne sviluppiamo rapporti di dipendenza. Sono le parti più antiche di noi che parlano il linguaggio dell’incertezza, della precarietà. Queste parti fanno capo al cervello limbico, la parte impulsivo-emotiva e a quello rettiliano, che si esprime con aggressività, competizione, per cui l’altro è un nemico.
Sono i sistemi propri di quando la vita era una lotta per la sopravvivenza. Tuttavia, sopravvive non chi è più forte ma più resistente. E da qui parte l’idea di collaborare, di adattarsi, di trovare un modo per abitare comunque il mondo, qualunque cosa la vita metta davanti. Oggi sappiamo che tutto ciò ha ricadute anche su di un piano non solo psichico ma anche fisiologico, avendo effetti sul nostro corpo (ad esempio la nostra pressione, il sistema immunitario). Sappiamo che il cervello e il cuore si parlano. Solo che se il network funziona correttamente, i
sistemi lavorano per produrre vita e non isolamento e timore. Perché questo accada dobbiamo avere una percezione di sicurezza e serenità. Allora posso esprimermi, posso comunicare, e quindi creare l’esperienza di una relazione, innanzitutto con me stesso e poi con gli altri e il mondo intorno. È il momento in cui ciò che mi piace, è ciò che mi guida, così lo racconta Dante Alighieri. Dante scrive la Commedia per dare indicazioni all’uomo su come “bene vivere” e raggiungere “la felicità”, lui stesso lo dice nell’Epistola XIII. Il suo lavoro, al suo tempo, aveva i caratteri dell’urgenza, dal momento che l’uomo si trovava da solo (secondo il pensiero dell’epoca, l’imperatore doveva guidare la vita pubblica della società, mentre il papa, la vita privata delle coscienze e queste figure, al momento non ottemperavano al loro compito) nonostante ciò Dante, pellegrino per tutti, mostra come ogni individuo possa raggiungere il suo progetto di vita. Anche oggi gli uomini sono soli: tanto individualismo, tanta solitudine e mancanza di senso perché i punti di riferimento del nostro recente passato, non sono più vivibili come qualche decennio fa. Tuttavia, anche noi possiamo.

Alla fine della seconda cantica, Dante viene incoronato da Virgilio “signore di se stesso”; il poeta latino dice a Dante di non cercare più il suo consiglio o la sua approvazione poiché ormai: “Lo tuo piacer prendi per duce”. Ma ciò che a quel punto “piace” a Dante è ciò che sa che alimenta la sua autentica vita. Alla fine del Purgatorio Dante, personaggio-poeta, ha alle spalle un percorso importante, anche faticoso, che ha preso avvio proprio dall’affrontare le sue paure, simboleggiate nelle tre fiere che gli impediscono il cammino diretto verso il colle (siamo all’inizio dell’Inferno) e per cui dovrà compiere ben altro viaggio. Durante questo viaggio Dante lavora, impara dai propri errori, sente l’odore del dolore, il suono che distrugge delle rime aspre e chiocce, immerso nell’aere senza stelle, è impegnato ad attraversare l’ombra: tutte le parte oscure della sua vita e del suo tempo, dentro e fuori di lui. È questo impegno che lo salva, che lo porta altrove, fino al profumo della lode, alla luce delle stelle, al sapore della dolcezza che è più di ogni dolzore. Il piacere per duce conosce tutto questo, è consapevole del peso del frutto dell’esperienza. Il piacere per duce ha svolto fino in fondo vari percorsi di conoscenza, e sa che ciò che è buono, veramente buono, è anche bello e, in quanto buono e bello, è amabile. Ecco, allora, che la motivazione e la relazione si fondono e appagano tutti i piani del nostro essere, dal momento che anche la fraternità ha basi fisiologiche e neurobiologiche, innervate di senso mediante di nostri sensi. E concludo ritornando alle parole da cui mi faccio guidare in questi giorni, quelle di un caro amico, Philip von Reutter, il cui ricordo vivo porta già luce in me, la sua voce profonda e saggia posso quasi sentirla ancora… “Mariagrazia, le ombre vengono per far più chiara la luce”. Le ombre chiedono anche di essere abitate, transitoriamente, ma è necessario sapervi stare, perché le ombre non si possono cancellare del tutto, le ombre ritornano… Sono le ombre che fanno la luce, è così da sempre, ecco perché, per sempre, le ombre continueranno a tornare: è un’altra parte della vita che non possiamo negare, in quanto inevitabile. Allora vale la pena di collaborare, scoprendo e gustando di quella porzione di bellezza che ci cura e ci nutre, anche mentre siamo impegnati a cercare l’altro lato dell’ombra.

 

 

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Firenze, piazza della Repubblica con la giostra chiusa

Le foto La luce di Firenze deserta (marzo 2020) sono di Yorick Obame.

COMUNICATO – COVID 19

Carissimi Studenti, Volontari e Amici,

il Centro riparte con alcune delle sue attività dal 14 aprile 2020:

–        Corsi di italiano on line dal 14 aprile e della durata di due settimane

–        Corso di Yoga Insieme online una volta a settimana

–        Corso di inglese online

–        Corso di glottodidattica online

–        Corso di preparazione all’esame CILS online

–        Lezioni individuali o tandem online

 

Le iscrizioni ai corsi di italiano sono regolarmente aperte, dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 17:00, solo nelle seguenti modalità:

·          telefonando allo 055/213557

·          oppure scrivendo un’email a: accoglienza@cislapira.it

Le altre attività formative, sociali e culturali rimangono sospese a seguito dei Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri in base al quale il nostro Centro continua ad osservare la chiusura al pubblico, non appena vi saranno cambiamenti in merito, sarà nostra cura aggiornarvi tempestivamente.

Un saluto speciale a ciascuno in questo momento così particolare e delicato per l’umanità intera.

Che sia un tempo prezioso per riflettere e operare a ogni livello per costruire comunità solidali, avendo chiaro come il bene comune, la bellezza del mondo, si fondi nella relazione tra le singole persone, le comunità, i paesaggi…

Grazie. Un caloroso abbraccio

 


 

Dear Students, Volunteers and Friends,

Centro La Pira’s school restarts with some of its activities from April 14th, 2020:

–        2-week online italian language courses, starting on April 14th

–        Yoga Insieme course with once a week online class

–        Online English course

–        Online DITALS preparation course

–        Online CILS preparation course

–        Online private or small group classes

Applications are open, from Monday to Friday, from 9 am to 5 pm. You can contact us only in the following ways:

–        Phone number: +39 055 213557

–        Email: accoglienza@cislapira.it

According to the Decrees of the President of the Council of Ministers, our school continues to be closed to the public, therefore other training, social and cultural activities remain suspended.

As soon as there will be any changes, we will update you.

In this delicate moment for all humanity, we send a special greeting to all of you.

We hope it could be a precious time to think and work at every level, to build supportive communities, having in mind that the common good, the beauty of the world, is founded on the relationship between individuals, communities, landscapes…

Thank you, a warm hug to you all.

Una scuola in Angola, per educare nel segno di Giorgio La Pira (da Toscana Oggi)

(di Riccardo Bigi, da Toscana Oggi del 16/02/2020)

Sabato 15 febbraio apre una nuova scuola dedicata a Giorgio La Pira. Un grande istituto capace di ospitare 1600 studenti, dall’asilo alle superiori. La cosa particolare è che non si trova a Firenze, o in Toscana, ma in Angola.

I fondatori sono due giovani fratelli, Armand Josè e Armand Xavier Mabiala. Il primo ha completato gli studi universitari in economia a Firenze, il secondo frequenta, sempre a Firenze, ingegneria civile. Entrambi hanno trovato un punto di riferimento nel Centro internazionale studenti «Giorgio La Pira», dove hanno potuto frequentare corsi di italiano, attività culturali e momenti di amicizia con altri giovani di provenienze, culture e religioni diverse. D’altra parte, questa struttura fiorentina era stata voluta dal cardinale Benelli, allora arcivescovo di Firenze, proprio per dare una casa accogliente ai tanti giovani che già allora arrivavano da tutto il mondo per frequentare l’università. Qui non è raro vedere seduti insieme, a studiare o a chiacchierare, studenti africani e asiatici, cattolici e musulmani.

E proprio al centro La Pira incontriamo Armand Xavier, che ci racconta come questa loro iniziativa sta prendendo forma: gli occhi brillano di gioia e trasmettono tutta l’emozione di chi vede il proprio sogno che si realizza. Alcuni mesi fa, spiega, il padre, al momento di andare in pensione, ha messo a loro disposizione la liquidazione che gli spettava. Una cifra consistente, con cui avrebbero potuto permettersi non poche comodità. La decisione invece è stata quella di investire sul bene che consideravano più importante per il loro paese: l’educazione. «Frequentare il Centro La Pira – afferma – ci ha dato la consapevolezza che la scuola è fondamentale per costruire un futuro di pace e serenità, e ci ha ispirato il desiderio di creare qualcosa che potesse permettere a tanti bambini e ragazzi di ricevere una buona istruzione».

A Luanda, la capitale dell’Angola, non mancano le scuole, ma quelle migliori sono private e solo le famiglie più ricche possono permettersele. Il «Colegio Giorgio La Pira» vuole essere aperto a tutti: prevede il pagamento di una retta, perché il progetto deve sostenersi economicamente, ma ci sono anche borse di studio e agevolazioni per gli studenti meritevoli che non possono pagare. Armand Xavier ci mostra dal telefonino, con orgoglio giustificato, le foto della scuola: una grande struttura che comprende anche campi da gioco e una piscina. «Vogliamo offrire anche cose che normalmente non ci sono nelle scuole in Angola – spiega – come le attività sportive, il nuoto, la musica, l’inglese». Una scuola così grande è importante anche per i posti di lavoro che crea: «Abbiamo indetto un concorso per trovare gli insegnanti, volevamo persone capaci e preparate ma anche sensibili, adatte a stare con i bambini e i ragazzi».

La scelta del nome di La Pira è stata naturale: «È una figura legata al nostro paese racconta – perché il presidente dell’Angola era stato invitato a Firenze e lo aveva incontrato. La Pira ha detto cose importanti sull’Africa, sul futuro dei paesi africani e sulla necessità di far incontrare i popoli e di riunire l’unica famiglia umana. Vogliamo che la nostra scuola sia una testimonianza di tutto questo. Vogliamo rendere onore al nome di Giorgio La Pira offrendo una scuola seria, di qualità, che insegni valori. Noi che abbiamo la fortuna di studiare a Firenze e di conoscere il suo messaggio, ci sentiamo in dovere di trasmetterlo agli altri».

L’Angola è anche un paese che ha conosciuto la guerra: prima la lotta per l’indipendenza dal Portogallo (in Angola si parla ancora oggi il portoghese), poi la guerra civile che ha diviso la popolazione. Oggi è un paese pacifico, anche se con molti problemi e enormi sacche di povertà. Per questo, dice Armand Xavier, c’è bisogno di seguire l’insegnamento lapiriano: abbandonare le armi e investire invece in strumenti di pace, per portare lavoro e benessere.

Il Papa: la disuguaglianza si può vincere, un mondo ricco deve eliminare la povertà (da Vatican News)

Vi invitiamo alla leggere questo interessante articolo in previsione dell’incontro del 15 febbraio, Sulle orme di San Francesco: per un’economia a misura di creato, al quale vi invitiamo a partecipare numerosi.

 

Il Papa: la disuguaglianza si può vincere, un mondo ricco deve eliminare la povertà
Francesco parla a banchieri, economisti e ministri delle Finanze riuniti in Vaticano dalla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali su “Nuove forme di fraternità solidale, di inclusione, integrazione e innovazione”. Serve, dice, una “nuova architettura finanziaria internazionale”, che sostenga lo sviluppo dei Paesi poveri

“Non siamo condannati” alla disuguaglianza sociale né alla “paralisi di fronte all’ingiustizia”: un “mondo ricco e un’economia vivace possono e devono porre fine alla povertà”, “generare risposte creative” per includere e nutrire gli ultimi, “invece di escluderli”. Creando una “nuova architettura finanziaria internazionale”, che sostenga lo sviluppo dei Paesi poveri, alleviando il loro debito, senza paradisi fiscali, evasione e riciclaggio di denaro sporco “che derubano la società”, con governi che difendono giustizia e bene comune “rispetto agli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti”.

Lavoriamo insieme contro le ingiustizie dell’economia globale
E’ il manifesto della Dottrina sociale della Chiesa che Papa Francesco propone a banchieri, economisti e ministri delle finanze di tutto il mondo, invitati in Vaticano dalla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, per il workshop su “Nuove forme di fraternità solidale, di inclusione, integrazione e innovazione”. Il Papa vuole coinvolgerli in un lavoro comune per porre fine alle “ingiustizie della nostra attuale economia globale”: siamo, scandisce “co-partecipi dell’opera del Signore che può cambiare il corso della storia per la dignità di ogni persona oggi e di domani, specialmente di coloro che ne sono esclusi, e per il grande bene della pace”.

 

Leggi l’articolo completo di Alessandro di Bussolo al seguente link: https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2020-02/papa-francesco-discorso-accademia-scienze-sociali-disuguaglianza.html

 

Siria, i «fiori» della Caritas tra le macerie (da Avvenire)

di Luca Geronico

Sono come “fiori tra le macerie” i progetti che Caritas italiana vuole sostenere, grazie alla campagna «Emergenza Siria – Amata e martoriata». Una vera oasi a Damasco, nel quartiere Midan, è infatti l’“Ajani centre”, centro giovanile ricavato in una villa presa in affitto da Caritas: è lì che, a gruppi di 20, ragazze e giovani donne cristiane e musulmane, imparano l’Ajani, antica tecnica pittorica, a base di stucchi, che viene tradizionalmente impiegata in chiese e moschee.

Su iniziativa della Chiesa locale la Caritas sostiene, infatti, questi corsi di formazione a cui riescono a partecipare solo donne, perché gli uomini in questo momento sono quasi tutti al fronte. Un momento educativo che serve anche a costruire legami e a curare i tanti traumi di guerra: «È uno spazio che mi permette di riconnettermi con le parti di me distrutte dalla guerra », spiega Asia agli operatori Caritas, giovane musulmana che in guerra ha perso il padre, pure lui artista.

L’articolo completo al seguente indirizzo: https://www.avvenire.it/mondo/pagine/siria-i-fiori-della-caritas-tra-le-macerie

 

 

 

L’Italia dei sindaci, contro odio e discriminazione (da Città Nuova)

di Elena Granata

 

Milano stasera è bellissima. Di una bellezza elegante e mirabile. La Galleria Vittorio Emanuele accoglie i 600 sindaci d’Italia che hanno raccolto l’appello del sindaco Beppe Sale a diventare simbolicamente, per una sera, le guardie di scorta di Liliana Segre, senatrice a vita e sopravvissuta ai campi di concentramento tedeschi.

Le minacce ricevute qualche settimana fa l’hanno costretta ad accettare di vivere sotto scorta: una precauzione nata da quel clima di rancore, di odio diffuso, di antisemitismo che sembra essersi improvvisamente ridestato nelle pieghe incattivite del Paese.

Forse troppo, perché qualcosa non cominciasse a muoversi. L’Italia dei sindaci e dei cittadini ha deciso di scendere in piazza contro ogni forma di discriminazione e lo ha detto con i corpi, con le parole, con la presenza viva dei suoi rappresentanti politici.

Per questo stasera Milano è bella. È di una struggente bellezza civile, la Galleria di Milano. Per questo ci riempie di gioia e di commozione questa infinita sequenza di sindaci con la fascia tricolore, che testimoniano pubblicamente la loro fedeltà alla nostra Costituzione e alla nostra identità più profonda e sincera.

E chi di noi ama questo Paese non può che riconoscersi in questi cittadini che hanno saputo ritrovarsi al di là degli schieramenti politici e dei partiti di appartenenza, entro una comune idea di convivenza.

Guardo le immagini di questa sera con i miei figli e non posso che sognare che sia questa l’Italia che vogliamo costruire insieme a loro. L’Italia che ripudia la guerra, che crede nelle differenze, che rispetta i più deboli, che non fa sentire straniero nessuno.

Liliana Segre è lì, stretta in un abbraccio collettivo. Giovane ragazza coraggiosa, splendida donna italiana, che anche oggi ci riempie di orgoglio.

 

Articolo originale: https://www.cittanuova.it/litalia-dei-sindaci-odio-discriminazione/?ms=003&se=025